L’INAIL, attraverso il Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (DIMEILA), ha realizzato la scheda informativa «La tossicità dello sviluppo del feto. Il ruolo dell’esposizione occupazionale maschile ad agenti chimici», edizione 2026 (pubblicata il 15 ottobre 2026), dedicata agli effetti che l’esposizione professionale paterna a sostanze chimiche può determinare sulla salute della prole.
Obiettivo
La pubblicazione intende richiamare l’attenzione su un aspetto della prevenzione dei rischi riproduttivi spesso sottovalutato: l’esposizione dell’uomo ad agenti chimici nel periodo precedente al concepimento. Le evidenze scientifiche esaminate indicano infatti che alcune sostanze possono interferire non soltanto con la fertilità maschile, ma anche con i processi di sviluppo embrionale e fetale.
Riferimento normativo
Il documento si inserisce nel quadro normativo del Regolamento (CE) n. 1272/2008 (CLP), relativo alla classificazione delle sostanze chimiche, e del D.Lgs. 135/2024, che ha recepito la Direttiva (UE) 2022/431, estendendo alle sostanze tossiche per la riproduzione di categoria 1A e 1B le misure di tutela previste per gli agenti cancerogeni e mutageni negli ambienti di lavoro.
Struttura e contenuti
La scheda, articolata in un’introduzione, un approfondimento sui meccanismi biologici, una rassegna delle evidenze scientifiche e le conclusioni, descrive tre principali modalità attraverso cui l’esposizione paterna può influenzare lo sviluppo del nascituro:
- alterazioni della composizione del liquido seminale,
- danni al DNA degli spermatozoi
- e modificazioni epigenetiche, capaci di incidere sull’espressione dei geni nelle prime fasi dello sviluppo.
Vengono inoltre richiamati studi relativi all’esposizione professionale a solventi e altre sostanze chimiche, con particolare riferimento a comparti industriali quali la produzione di vernici, materiali in legno e plastica.
La pubblicazione illustra le possibili associazioni tra tali esposizioni ed effetti avversi sulla gravidanza e sulla salute dei figli, evidenziando al contempo la necessità di ulteriori approfondimenti scientifici.
Conclusione
L’INAIL sottolinea pertanto l’importanza di considerare anche i lavoratori di sesso maschile nelle strategie di prevenzione dei rischi riproduttivi, superando un approccio tradizionalmente concentrato sulla sola esposizione materna. La tutela della salute delle generazioni future richiede infatti attenzione alle condizioni di esposizione professionale di entrambi i genitori, anche nella fase preconcezionale.

